21/12/2008

Il sonno degli Italiani

Fa sognare gli Italiani che dormono!

E' la berluscodiazepina!

Dal 1992 stentano a svegliarsi per la voglia di sognare.

Speriamo che il risveglio non sia troppo brusco.

€IL PERSONAGGIO

L'ossessione del Cavaliere
tra statue, cipressi e fontane

di FILIPPO CECCARELLI


E' una monarchia presidenziale, prima che una Repubblica, quella che Silvio Berlusconi ha delineato al termine dell'interminabile conferenza stampa di fine anno. Un principato elettivo, ha lasciato capire l'aspirante unico sventolando un paio di volte il 72 per cento dei consensi di cui già disporrebbe

O meglio, considerata la necessaria unanimità che pure
ha voluto evocare, si tratterebbe di una signoria plebiscitaria: questo è l'esito dichiarato del prossimo quadriennio che del resto era ben inscritto, visioni e simboli, nella maestosa ambientazione di villa Madama, fra statue, cipressi, fontane e amorini, scenografia affidata a Raffaello Sanzio, Sangallo, Giulio
Romano e Baldassarre Peruzzi, oltre s'intende al fidatissimo Gasparotti, regista d'ogni prestazione scenica del Cavaliere.

Certo faceva impressione veder questo imminente (forse) sovrano presidenziale, collocato comunque in quello scenario di magnificenza; e non per accarezzare profezie o indulgere a vetero catastrofismi penitenziali,
ma un po' veniva anche da pensare al vecchio Giuseppe Dossetti, il professorino democristiano della Costituente poi divenuto monaco, che nel 1994 fece a tempo a prevedere, "verificandosi certe condizioni oggettive e attraverso una manipolazione mediatica dell'opinione", come il berlusconismo, che traeva origine da "una grande casa economica finanziaria fattasi Signoria politica", ecco, il berlusconismo si sarebbe potuto evolvere per l'appunto "in un principato più o meno illuminato, con coreografia medicea" aggiungeva preziosamente don Pippo Dossetti.

E il fatto, guarda caso, è che quel gioiello rinascimentale di villa Madama fu commissionato da Giulio dè Medici, il futuro papa Clemente VII. Come un papa, comunque, Berlusconi sembrava felice. A proposito: i rapporti con la Santa Sede non sono mai stati migliori. Anche con i giornalisti, che pure ha paternalisticamente designati come "birichini", non va male. Nessuno scontro, nessuno sgarbo, il buffet era rimarchevole, e lì si sono viste un sacco di belle ragazze che giornaliste in verità non erano, o almeno non sembravano per audace eleganza, ma di sicuro facevano effetto, e poi lui era contento. Nel potere è sempre successo. E comunque.

L'Italia ha riacquistato il suo prestigio nel mondo. Lo Stato, vedi Napoli, è tornato a essere e a fare lo Stato.
L'Alitalia eccola qui: salva e tutta nazionale - giacché l'Air France avrebbe dirottato i turisti sui castelli della Loira anziché sulle nostre città d'arte. I problemi energetici si risolveranno con le centrali nucleari. Le infrastrutture - non più dette "grandi opere" - finalmente si faranno. La giustizia verrà riformata, sia quella civile che quella penale; l'evasione fiscale sarà combattuta, sta per partire una campagna; la pubblica amministrazione sarà digitalizzata - e anche questa è parso di averla già sentita. La formula in uso, nelle sue varie articolazioni: "Abbiamo avviato un grande lavoro".

L'introduzione, che lo stesso presidente ha avuto il cuore di definire "prolissa", è durata tre quarti d'ora. Berlusconi ha parlato dietro un tavolo marrone chiaro e posticcio che decisamente, almeno dal vivo, stonava
con il resto. Pure il tele-padellone grigiastro con il simbolo della Presidenza del Consiglio faceva a pugni con il tabernacolo d'avorio intarsiato e le sue figurine nude. Mentre sulla testa del Cavaliere gravava l'affresco di un gigante, ebbro e debitamente discinto, con mega-zufolo e clava. Senza farla troppo lunga, né troppo complicata, è stata la sagra dell'ottimismo necessitato.

Tutto va bene, madama la marchesa. A dire il vero, in tutta onestà, non c'è politico, non c'è potente, non c'è presidente che in occasioni del genere non reciti questa parte. Ma Berlusconi, che viene dalla cultura della pubblicità, è meglio di chiunque altro. Quello che non va bene è sempre colpa di qualche altro (sinistra e ambientalisti); le difficoltà riguardano sempre il passato; le magagne sono sempre ereditarie. La crisi c'è, ma proprio per questo bisogna essere ottimisti, invece la tv a volte mette ansia, e allora è peggio. In questa indispensabile dissimulazione l'uomo si conferma un prodigio di maestria. Lo tradisce appena qualche segno, qualche gesto, qualche spia del linguaggio extra-verbale, il piede che batte il nervosismo, la mano dell'insincerità che s'infila nella tasca interna, tipo Napoleone.

L'altro ieri ha raccontato ai dipendenti di Palazzo Chigi, con cui ha anche cantato, di aver appeso a un elicottero un pupazzo di Superman con la sua faccia di Superman. Ieri invece è apparso sobrio, misurato, al massimo intermittente, cioè ora benevolo e ora più freddo, ora larvatamente populista e ora istituzionale. Solo che Berlusconi è Berlusconi e quindi a volte esagera.

Così ha spiegato che a fare quel mestiere lui non si "diverte", come diceva l'Avvocato Agnelli, ma lo fa "per spirito di sacrificio" - però mentre lo diceva si torceva le mani. Ha accennato al tema dei successori. Ha rivelato di sfuggita che con Veltroni, a suo tempo, volevano fare insieme la legge per le europee, con clausola ed eurodeputati nominati dall'alto. A proposito di questi ultimi, quelli davvero preparati, se n'è uscito con una sorprendente citazione virgiliana: "Apparent rari Nantes in gurgite vasto". A un certo punto gli è scappato: "In una precedente fase del nostro governo", e si è capito che era un plurale majestatis.

Per il resto l'egolatria si è declinata su tutti i campi dell'attività di governo. Io, io, io, me, mi, eccetera. Ha candidamente ammesso che sarebbe felice di avere "un'opposizione, come si dice, di Sua Maestà". La monarchia presidenziale comunque la prescrive, e non è detto che Berlusconi prima o poi non la ottenga.

Faccia di bronzo

Obama sarò abbronzato ma non ha la faccia di bronzo.

Pd-Idv: Berlusconi vende illusioni

Opposizione boccia relazione premier

"Più che una conferenza stampa sembrava un videogame", si può riassumere con questa frase la reazione del Pd alla conferenza stampa di fine anno di Berlusconi. "Il premier parla di una realtà che vede solo lui e descrive un Paese che non esiste nella realtà", dice il portavoce del Pd Andrea Orlando. "Un film già visto", fa eco Anna Finocchiaro. Duro anche l'attacco di Di Pietro (Idv): "Ancora una volta Berlusconi cerca di vendere illusioni".

''Berlusconi - attacca Andrea Orlando - parla di un'azione di governo che vede solo lui, annuncia cantieri, centrali nucleari, un ipotetico raddoppio degli ammortizzatori sociali, dà conto addirittura di un ruolo da apripista dell'Italia nella politica economica europea. Tutte cose di cui non si vede alcuna traccia nella realtà. Più che una conferenza stampa di fine anno un videogioco''.

''Abbiamo appreso - gli fa eco Pierluigi Bersani, ministro dell'economia del governo ombra - per che il governo del mondo esiste già e che il capo del governo è lui. Abbiamo imparato che la crisi devono risolversela i cittadini, smettendola con il cattivo umore e abbiamo capito che almeno lui passerà un buon Natale''.

Netta anche la bocciatura da parte di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato: ''Viene sinceramente un po' di noia ad ascoltare il presidente del Consiglio. Il film è sempre lo stesso: sondaggi straordinari, un governo che non sbaglia un colpo, la crisi non esiste e gli italiani la smettano di lamentarsi, Berlusconi kingmaker delle relazioni internazionali. Il tutto condito dai soliti attacchi all'opposizione e all'informazione. Tutto già visto: propaganda e arroganza. Quello che manca come sempre è la realtà''. Sul fronte della riforma della giustizia replica il ministro ombra Lanfranco Tenaglia: ''Berlusconi continua a lanciare ultimatum sulla giustizia. Vuole ridurre l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sottoponendo il pubblico ministero a controlli che non specifica e quindi, dobbiamo pensare, al controllo del potere esecutivo''.

Infine, Per Vinicio Peluffo (Pd) boccia le critiche rivolte dal premier al servizio pubblico televisivo: ''L'informazione libera e indipendente non può e non deve essere piegata alle esigenze di un governo che non sa affrontare l'emergenza economica che abbiamo davanti. La crisi c'e' e non la si puo' nascondere e giustamente la Rai continua a fare il suo lavoro di raccontare agli italiani quello che succede''

06/12/2008

Forti e gentili

Abruzzo/ Berlusconi: gente non vede ora di affidare Regione a Pdl

"Disastri della sinistra, ha lasciato buco bilancio" (Mess.)

postato 2 ore fa da APCOM

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Milano, 6 dic. (Apcom) - In Abruzzo c'è una "marea di gente che non vede l'ora di affidare al Popolo della libertà il buon governo della Regione": lo afferma il presidente del Consiglio Berlusconi in un'intervista al Messaggero.

Il premier dice di aver incontrato questa gente proprio in Abruzzo, dove è andato per la campagna elettorale: il premier parla dei "disastri della sinistra", che ha lasciato un "buco di bilancio preoccupante causato soprattutto dalla pessima gestione della sanità".

Il candidato sostenuto dalla coalizione di Popolo della libertà e due liste civiche è Gianni Chiodi. La sinistra, dice Berlusconi, "ha invece rimesso insieme l'Unione di Prodi, con ben sette partiti, seppellendo una volta di più l'ambizione maggioritaria di Veltroni, che qui si è consegnato totalmente a Di Pietro". I sondaggi, conclude, "ci danno in largo vantaggio".

Ma chi odi?

Dopo cinque anni di centrodestra e il tradimento ipotizzato di Del Turco che avrebbe agito da quinta colonna nell'Unione per

l'appartenenza al gruppo di socialisti che ha dato numerosi esempi di corruzione,L'Abruzzo pretende che a governare

vadano uomini onesti.

Gli Abruzzesi vogliono che sia chiusa la falla delle ruberie e risanare automaticamente il bilancio regionale.

Immaginano un futuro sereno e non sono tutti disponibili a fare i fachiri sui chiodi!

Manderanno ad amministrarli uomini nuovi con mani pulite!