10/11/2011
Alfanone in bocca al lupo!
Pdl pende ancora per elezioni ma rinvia decisione
ROMA (Reuters) - Il Pdl non decide se confermare la preferenza per le elezioni o sostenere la scelta di un governo affidato a Mario Monti e dopo oltre tre ore di incontro a Palazzo Grazioli rinvia la decisione finale a dopo le consultazioni con il Capo dello Stato.
"Noi siamo fermi alle decisioni del nostro ufficio di presidenza della settimana scorsa, che aveva chiesto di andare ad elezioni. Non vogliamo però intralciare le consultazioni del Presidente della Repubblica e quindi abbiamo riconvocato l'ufficio di presidenza per la decisione finale", ha detto Alfano al termine dell'incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i vertici del partito e i componenti Pdl del governo.
Alfano ha anche aggiunto che nel partito "non siamo spaccati, stiamo discutendo e quando prenderemo la decisione quale che essa sia sarà una decisione unitaria".
(Alberto Sisto)
Il segretario del PDL per il capo è il suo Alfanone.
Purtroppo ne ha tanti.
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Monti e avalli.
Monti: "Ci sarà un lavoro enorme da fare" Ma il parlamento è già spaccato in due
L'ipotesi di Mario Monti alla guida del governo tecnico rischia di dividere gli schieramenti politici. Il Cav dà il via libera, ma la Lega avverte che in caso di governo tecnico si chiamerà fuori dalla maggioranza. Anche Bersani si "converte" all'idea caldeggiata da Napolitano, l'Idv si oppone e fa sapere che non voterà la fiducia al neo senatore a vita. La replica del leader Pd all'ex pm: "C'è la politica e c’è anche il politicismo: se hanno cambiato idea lo dicano a Napolitano". Ma Di Pietro non molla: "Rilanciamo il patto di Vasto con il suo programma". I fan di Di Pietro criticano la sua scelta: "Vergogna, perderai il nostro voto". Fotogallery: Monti, l'amico di tutti. Via al toto nomine. I boatos ipotizzano Gianni Letta vicepremier, Saccomanni all'Economia e Ichino al Welfare. E rispunta anche il nome di Amato
"Due maschi non possono stare nello stesso letto". Antonio Di Pietro sbotta. Non è l'unico, certo. Anche la Lega Nord (Roberto Maroni, in primis) e gli ex An mal digeriscono l'idea di Mario Monti alla guida di un governo tecnico.
Così la scelta del capo dello Stato Giorgio Napolitano di nominare l'economista senatore a vita ha scatenato il putiferio nei Palazzi romani. L'ipotesi è stata subito benedetta da Pierluigi Pierluigi Bersani e compagni democratici, anche Silvio Berlusconi ha dato il via libera. Eppure una forza trasversale cerca di opporsi. I lumbard sono pronti a uscire dalla maggioranza, Carlo Giovanardi spiega sibillino che anche nel Pdl c'è chi valuta l'idea di lasciare il parlamento. Ore concitate, insomma.
Il debutto di Monti a Palazzo Madama è fissato per domani. Intervenendo ieri a un convegno a Berlino, come riporta il Financial Times, Monti ha detto ha spiegato che in Italia c'è "un enorme lavoro da fare".
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Adesso deve andare lui altrimenti si svuotano i ristoranti:
Se va bene può anche rimanere nella nuova legislatura.
Guarderà all'equità?
Saprà circondarsi di onesti?
Vigiliamo.
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09/11/2011
I valori di prima.
Il racconto seguente non è dell'epoca dei detersivi,del silicone,del botulino e di chi pensa che questo sia un paese della sua stessa pasta.
«Io, brigante della libertà così ho combattuto i nazisti»
BOLZANO. «Vedi questo qui, seduto per terra col mitragliatore tra le gambe? Beh, sono io. Avevo 20 anni...». Ubaldo Natale punta il dito sulla foto. Oggi di anni ne ha 81. Croce al merito di guerra per attività partigiana. Contadino e partigiano nella Brigata Maiella in Abruzzo, dove è nato. Poi minatore in Francia per sfuggire alla miseria. Poi operaio edile a Bolzano, dove è venuto a vivere nel 1954 con la moglie Marina, e oggi ha due figli e due nipotini.
Mani callose. Spalle larghe. Cuore generoso. Ha taciuto la sua storia per 60 anni. «Avevo altro a cui pensare - taglia corto -: lavorare e far crescere i miei figli». In casa solo pochi cenni vaghi. Fino a qualche settimana fa, quando in libreria esce un saggio della Utet sulla storia della Brigata Maiella («I banditi della libertà», di Marco Patricelli). Il figlio Stefano, incuriosito, scopre che sulla copertina c’è proprio lui, Ubaldo. Faccia da ragazzino e il mitragliatore browning tra le gambe.
«Noi lo chiamavamo il brauninghe». Ubaldo Natale stappa una bottiglia di Montepulciano nel salotto della sua casa di via Genova, versa il vino, offre le ferratelle, i dolcetti abruzzesi fatti dalla moglie. «Mi ricordo benissimo quando è stata scattata quella foto - attacca -. Eravamo a Belforte, vicino a Macerata...».
Tira fuori le sue, di foto, custodite per anni in un cassetto. Tenute come reliquie. Perfette. Il brauninghe sempre a portata di mano. Dopo 60 anni, Ubaldo Natale apre la diga e comincia a raccontare la sua storia. Che poi è quella dei partigiani atipici della «Maiella». Anti-eroi. Antifascisti d’istinto. Fuori dai partiti. Portavono divise inglesi senza stellette regie. «Ci siamo rifiutati di giurare ai Savoia. Solo le mostrine tricolori e l’immagine della Maiella sul braccio sinistro. La montagna sotto la neve. La “nostra” montagna». Una brigata di contadini, che rispondeva agli inglesi della Ottava Armata. In prima linea dal dicembre del 1943 all’aprile del ’45. E che con gli inglesi è salita a nord, fino ad Asiago, liberando le Marche, Bologna, e il Veneto.
Figli di una terra povera. Gente scolpita nella pietra, che dopo la liberazione non ha “capitalizzato” la Resistenza, non ha sfruttato la gloria, ma è partita per l’emigrazione. «Perché sono andato coi partigiani - continua -? Per cacciare i tedeschi dai nostri paesi. I tedeschi avevano ucciso, violentato, raso al suolo le case. Un motivo più che sufficiente per combattere, no? Abbiamo preso il mitra e non ci siamo più fermati. Nessuno di noi è scappato. Nessun disertore nella Maiella...».
Ubaldo Natale è entrato nella brigata ai primi di gennaio del 1944. «L’8 settembre ero militare in Friuli. Sono tornato in Abruzzo a piedi. Mi sono presentato al comando della “Maiella”. Mi hanno dato una divisa invernale e il browning». Lo fanno subito caposquadra. «Avevo il grado di sergente. Eravamo una banda di ragazzi. Tutti classe ’24 e ’25. Tutti di Taranta Peligna, il mio paese. Ci chiamavano “i briganti della libertà”». I ricordi escono piano. «Il primo giorno da partigiano mi hanno mandato in ronda esplorativa con due inglesi. Dovevamo guardare i movimenti nell’altra parte della vallata, in mano ai tedeschi. Era notte. Ci muovevamo in mezzo alla neve. Avevo paura. Non ero pratico a sparare. Ho pregato perché i tedeschi non ci vedessero. Eravamo vicini. Vicinissimi. Li sentivo respirare. Li sfioravo. Li annusavo. Ci nascondevamo nel bosco, nelle buche, nei cespugli. Siamo rientrati al reparto alle 5 di mattina. Neanche il tempo di riferire cosa avevamo visto, che siamo dovuti tornare indietro. Questa volta a sparargli sul serio». Silenzio. «Andava sempre così. Gli inglesi ci mandavano avanti a vedere dove stavano i nazisti. Poi dovevamo ritornarci coi polacchi e gli indiani, a sparare. Conoscevo ogni palmo del bosco, ogni sentiero, ogni albero, ogni pozza d’acqua. Abbiamo liberato la nostra valle casa per casa. L’abbiamo liberata noi abruzzesi». Ancora silenzio. «Ho perso tanti amici. Quando un compagno moriva, non guardavo. Tiravo avanti. La morte così vicina ti fa impazzire».
I partigiani della Brigata Maiella avevano l’ordine categorico di non uccidere i tedeschi catturati. Li consegnavano agli inglesi. «La “Maiella” non ha mai giustiziato nessuno. Niente processi sommari. Il nostro comandante era Domenico Troilo, aveva 22 anni. I tedeschi, per rappresaglia, gli avevano ammazzato la madre con una mitragliata in faccia e poi minato la casa. Avrebbe potuto vendicarsi centinaia di volte, ma non lo ha fatto. Nè ha permesso che lo facessimo noi al posto suo». Pausa. «Una volta ero di pattuglia. Ho visto due tedeschi che facevano il bagno nell’Aventino assieme a due ragazze nostre. Li avevo tutti nel mirino, ma non ho avuto la forza di sparare. Sono tornato indietro e ho detto che non avevo visto niente...»
Liberato l’Abruzzo, alla “Maiella” viene ordinato di andare avanti, di spingere verso Nord. «Io facevo parte della terza compagnia. Siamo arrivati ad Asiago prima di tutti. Quando abbiamo liberato Sulmona ai balconi c’erano le bandiere americane. Aspettavano gli americani, e invece è arrivata la Maiella. Ci siamo fatti delle grandi risate. I ricordi più belli sono quando liberavamo i paesi. La gente scendeva in strada. Si ballava. Le ragazze ci guardavano da eroi. Ci davano da mangiare, ci indicavano le strade, ci dicevano dove stavano i tedeschi. In Abruzzo le donne sono state fondamentali. Ci aiutavano nella lotta partigiana, ricaricavano pure le armi». La moglie Marina, accanto, annuisce. Anche suo fratello era partigiano nella Maiella.
Negli ultimi mesi di guerra la brigata raggiunge i 1.500 effettivi. «Si arruolavano anche tanti ex-repubblichini. Ma noi non ci fidavamo. Non li facevamo combattere, non gli davamo i fucili. Li mettavamo di corvè cucina. Era un ordine di Trolio. “A quelli fategli pelare le patate”. Il 21 aprile del ’45 siamo entrati a Bologna per primi. Noi e i polacchi. Nessuno sparava più. La guerra era finita».
Poche settimane dopo, Natale torna a casa, in Abruzzo. «La brigata è stata sciolta. Ci siamo riuniti per l’ultima volta, poi ognuno di noi è partito in cerca di lavoro. Io in Francia, in miniera. Gli altri in Australia o in America». Ultimo sorso di Montepulciano. Il racconto è finito. «Al paese non torno più. La mia vita ormai è qui, a Bolzano, con i miei figli. Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Io ho combattuto per un Italia migliore. Lavoro e pace, sono i valori che contano. Due cose bellissime. Le uniche importanti».
20:56 Scritto da: iracondor | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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L'Italia affonda,ma niente paura c'è il tapiro.
Ecco come ci siamo fatti ridurre!
Dispiace di più per quelli che s peravano.

Roma, 9 nov. (TMNews) - La Borsa di Milano ha chiuso una giornata difficile in ribasso, con una caduta dell'indice Ftse Mib del 3,78%. Mediaset, con una perdita del 12%, è stato il titolo più colpito dalle vendite. Apertura negativa per New York: il Dow Jones ha ceduto lo 1,92%, il Nasdaq a meno 2,24%, lo Standard & Poor's a -2,19%. A fare paura sono stati i titoli di Stato italiani i cui rendimenti sono schizzati oltre le soglie ritenute insostenibili dagli analisti. Sulla scadenza a due anni il differenziale (spread) di rendimento tra Btp Italiani e Bund della Germania è arrivato a superare i 7 punti percentuali, con un picco a 702 punti base secondo Bloomberg; in serata si modera a 682 punti. Sulla scadenza a 5 anni invece lo spread Btp-Bund ha toccato un massimo a 682 punti base, mentre sulla scadenza decennale - quella maggiormente presa a riferimento - lo spread ha toccato un massimo a 575 punti base.
E' sulle scadenze più brevi quindi che si concentrano le tensioni dei mercati, tanto che oggi si è assistito all'inconsueta circostanza che trader e analisti chiamano "inversione delle curve" dei rendimenti. I tassi retributivi dei Btp a 2 e 5 anni - che su queste emissioni sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo - sono arrivati a superare quelli dei Btp decennali.
All'opposto è sempre sulle scadenze più brevi che si concentrano gli acquisti prudenziali degli investitori sui Bund, che vedono nei titoli tedeschi un porto sicuro dalla situazione allarmistica generale. Questo tende a schiacciare i rendimenti delle emissioni della Germania e ad accentuare ulteriormente i loro spread rispetto ai titoli di tutti gli Stati dell'area euro sotto tensione.
20:43 Scritto da: iracondor | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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